Il Master europeo in Creative Writing che frequento ad ArtEZ, in Olanda, mi sta abituando a una domanda: che cosa posso conoscere attraverso la scrittura? Nel confronto con docenti e colleghi incontro una cultura in cui la ricerca artistica viene presa sul serio come quella scientifica. Una scena, un esperimento con la lingua, una forma narrativa possono produrre conoscenza. Anche quando il risultato complica la domanda da cui si era partiti.
Mi interessa l’idea di lavorare con una domanda senza conoscere in anticipo la risposta, lasciando che il materiale possa contraddirmi. Scrivere, rileggere e cambiare prospettiva, osservare che cosa succede all’esperienza quando prende una forma, e che cosa quella forma mi permette di capire.
Questo lavoro passa anche attraverso pratiche di ricerca collaborativa: condividere materiali, letture e tentativi con altri autori, lasciare che una domanda incontri un’esperienza diversa e ne esca modificata. Alla scrittura affianco la produzione di podcast come metodo di ricerca. Lavorare con la voce, l’ascolto, il silenzio e il montaggio mi permette di avvicinare il materiale da un’altra posizione, di sentire dove esita e dove cambia direzione. Anche i laboratori che porto avanti su questi temi diventano luoghi d’indagine: propongo esercizi, ascolto ciò che emerge, torno alle mie domande attraverso le parole degli altri.
La mia ricerca parte dalla diserzione: lasciare un luogo, un ruolo, una vita che sembra già decisa. Poi mi è successo di tornare. Ho trascorso un anno prendendomi cura di mio padre nella casa in cui sono cresciuto e dove non vivevo da vent’anni. Le stanze erano familiari, ma mi chiedevano di abitarle diversamente. Sono diventate luoghi di lavoro, attesa, stanchezza, tenerezza. Dentro quei gesti ho cominciato a riconoscere anche delle domande politiche: chi si prende cura di chi, quale tempo può chiamare proprio, quali responsabilità eredita.
Da allora mi occupo del confine instabile tra partire e restare, tra appartenenza e tradimento. Scrivere di una casa significa trasformarla; scrivere un ricordo significa esporsi alla possibilità di scoprirvi qualcosa che prima non si vedeva. Cerco forme in cui il personale possa mostrare le forze che lo attraversano. E mi domando quanto dei luoghi che abbiamo lasciato continui ad abitare ciò che scriviamo.